AtOnce. No No No

Allora mi dico che magari dovrei cominciare a scrivere di più, o tornare a scrivere di più. Questo dipende sempre da come si vuol vedere le cose. E mi dico anche che dovrei fare più telefonate, abbracciare di più, andare a correre ancora, finire rullini con la stessa velocità con cui bevo un thé che si raffredda. Dovrei costruire più scatole, più tavolini, più case, più castelli. Bere di più, mangiare meglio, completare i quaderni che non lo faccio da almeno dieci anni. Comprare meno camicie e più maglioni, comprare più dadi di diversa forma e grandezza, cercare una casa con un terrazzo dove poter mettere ad asciugare le lenzuola ed essere vicinissima alle antenne, buttare cose. Perdermi sempre, perdermi con te e senza di te. Non avere paura quando vado in stazione da sola e trovo collegamenti ovunque, tra tutti. Non lasciarti con l’influenza. Ridarti i libri che mi hai prestato, condividere la libreria, aggiornare anobii, disegnare pale eoliche dappertutto. Dovrei scaricare la musica direttamente sul cellulare piuttosto che girare a casaccio e a occhi chiusi su spotify sperando di scoprire qualcosa che mi faccia fremere le viscere con una forza tale che quando i palazzi tremano io provo la stessa cosa. Dovrei fidarmi dei tuoi no e ancor di più dei tuoi sì. Ho completato il corso del MoMA e ho voglia di farne subito un altro. Dovrei prima o poi finire di leggere Atlante delle isole remote, comprarti altri orologi che so che ti piacciono anche se li metti mai. Spiegare continuamente la logica del ‘non’ accanto al ‘mai’. Vorrei piangerti di più in faccia senza doverti sempre sfuggire dagli occhi. Dovrei spedire più cose, più oggetti, più libri, più lettere scritte a mano a più persone. Trovare più posti dove andare, concerti da ascoltare, biglietti aerei da comprare. Leggo ‘Novelle fatte a macchina’ di Rodari e rido anche quando mi spavento. Aspetto che novembre finisca con la stessa pazienza con cui aspettavo che il pane crescesse, tenendomi tutta stretta e incrociata in una felpa con i dinosauri che più passa il tempo, più sembra ingrandirsi.
Dei nòdi fanne dóni. Non lo dimenticherò mai più.
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Non è che ci sia molto da dire. Anzi, forse sarebbe opportuno precisare che non c'è niente da dire. La donna ignota è silenziosa. Osservatrice. Le piace guardare attraverso la macchina fotografica, ché è come si sentisse protetta dal mondo. Non sopporta il caldo. Ci sono poche cose che farebbe continuamente. Una di queste è tenere gli occhi fissi al cielo, che vuole sempre entrarci dentro. È sintetica e sociopatica, solitamente. Niente più.
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7 risposte a AtOnce. No No No

  1. metalupo ha detto:

    Una bellissima corsa senza fiato.

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