LocalAuthority. The Hawk Is Howling

È che sai, ti dico Ciao e non mi rispondi. Mi guardi un attimo negli occhi e capisco che non riesci nemmeno a vedermi. E allora provo a tirarti quella maglia che ti va sempre troppo lenta, ma nulla. Non stringo abbastanza e riesci a voltarti totalmente, allontanandoti a passo svelto. Provo a seguirti ma ho i piedi quasi inchiodati a terra. Pesantezza, o hai imparato davvero a (s)fuggire. Non ricordo più come coglierti in fragranza. Allora ti inietto sottopelle e lascio un po’ marcire il resto che hai toccato.
È che sai, ti dico Ciao e non mi rispondi.
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PenséesMassacre. Rodeo Massacre

Sarebbe stato meglio se avessimo continuato sulla solita linea: tu che non sei tu e che continui a fare tutto quello che ho (quasi) sempre desiderato. Sii l’ombra che hai deciso di essere una volta per tutte. Non piango più, davvero. Non piango più per le cose che non dici.
Sento la testa gonfiarsi di stronzate, ed io che aspetto a braccia aperte su un precipizio la spinta giusta per buttarmi giù. Non volo e lo accetto. Non ho mai preteso l’impossibile. Non è nella mia indole.
Ma dimmi, dimmi: che rumore fa un fiocco di neve su un’onda?
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ScaryWorldTheory. L. P.

Se c’è una cosa che ho imparato con il passare del tempo è che alcune situazioni devono evolversi solo in un certo modo. E c’è davvero poco da fare: una volta presa una direzione non si torna indietro. La retromarcia non va, non ingrana. E allora si va avanti con un’alzata di spalle lasciando che tutto scivoli come l’acqua sulle mattonelle di quel bagno piccolo e insulso.
Sei dove non sai e non saprai mai, vorrei dirti.
È ora di andare.
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DryTheRain. The three EP’s.

Lascio scorrere la mia immagine in una vetrina. La trovo sfuggente, mai ferma. Vorrei poter essere lontana, non troppo. Sentirmi ovunque e da nessuna parte. Non farmi ritrovare così facilmente.
Beviamoci su. Vino rosso in un bicchiere di plastica. Oggi va così. Cin.
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NeverLetMeGo. We all complete, dice.

Io ricordo la barba ispida. E quel profumo a tratti così fastidioso che era facile riconoscerlo ovunque. E il modo in cui mi teneva sulle gambe. Inevitabilmente portavo il naso sotto il suo collo e respiravo respiravo respiravo, nonostante mi piacesse così poco quello che sentivo. I suoi baci sulla spalla sinistra, poi sulla guancia, poi sulla tempia. Tre, sempre tre. Come salire i primi tre gradini della scala mobile. Tutte cose che mi disturbavano, mi innervosivano. Mi facevano vibrare. Vai a capirle certe cose.
E poi ci sei tu. Tathāgata. Così venuto, così andato.
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Everybody’sGottaLearnSometimes.

Se ti sento scorrere dentro poi, forse, ho un po’ paura. E tu non è che riesca a capire davvero tutto. Ti lascio entrare, mi lascio contagiare. Ti guardi intorno e ti terrorizzo perchè sono un deserto senza cielo, perchè l’oasi non la vedi nemmeno come un miraggio.
Voglio accarezzarti. Voglio sentire le mani sgretolarsi e diventare sabbia per raccoglierti ovunque tu sia. Voglio disegnarti con gli occhi nel mio cervello e provare a non dimenticarti una volta tanto.
Addosso. È questa la parola che mi manca di più.
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PekischOrgan. Végétal

Sarà che a me poi certe cose non è che facciano impazzire.
Chè quando non ci sei mi manchi. Quando ci sei mi manchi ancora di più. Fingere di non capire. Cambiare discorso quando qualcosa non torna, quando qualcosa disturba. Credici. Credimi quando ti dico che tu sei ciò che non sono io. E un po’ mi fa rabbia, perchè vorrei poterti dire tutte le cose del mondo. Lasciarmi entrare dentro. Volerti affondare negli occhi e pregare di non salvarmi.
E poi, ehi. Ma vaffanculo.
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